I dati della Commissione Bilaterale Provinciale FSBA di Pisa — 101 aziende e 819 lavoratori coinvolti in sei mesi

I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio all’ottimismo. Dal 1° luglio 2025 al 30 gennaio 2026, sono state 101 le imprese artigiane della provincia di Pisa che hanno fatto ricorso alla Commissione Bilaterale Provinciale FSBA, il fondo di solidarietà dell’artigianato, per un totale di 819 lavoratrici e lavoratori coinvolti e 145 accessi complessivi.

Il settore più colpito è quello della moda: il 75,2% delle aziende interessate opera tra calzaturiero e pelletteria, con 46 imprese nella lavorazione delle calzature e 26 nella pelletteria. Un comparto, il Comprensorio del Cuoio tra Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, San Miniato e Montopoli, che rappresenta uno dei poli produttivi più riconoscibili del Made in Italy nel mondo.

Ancora più significativo il dato delle richieste reiterate: un terzo delle aziende (34 su 101) è tornato più volte in Commissione nell’arco del semestre, in alcuni casi fino a quattro volte. Un segnale inequivocabile di una crisi che non si esaurisce nel breve periodo, ma tende a strutturarsi. A questo va aggiunto il calo registrato dall’IRPET a livello regionale: nel 2023, la Toscana ha segnato una flessione del valore aggiunto del comparto moda pari al -11,7%, il peggior dato nazionale.

La responsabilità degli imprenditori

In questo quadro, emerge tuttavia un elemento di rilievo: nessuna delle aziende che ha presentato più richieste ha ridotto il personale. Un dato che Confartigianato Imprese Pisa sottolinea con forza, come testimonianza concreta dello sforzo degli imprenditori artigiani nel mantenere i livelli occupazionali, utilizzando gli ammortizzatori sociali come strumento di tenuta e non di riduzione.

Ma la tenuta non può essere l’unica risposta.

La posizione di Confartigianato: servono risposte strutturali

«Uno degli aspetti da non sottovalutare è la dipendenza delle imprese dai grandi marchi che dettano prezzi, tempi e volumi di lavoro senza assumere alcun rischio. Gli ammortizzatori sociali aiutano a mantenere l’occupazione nel breve periodo ma non risolvono questa sudditanza strutturale.»

Per Confartigianato Imprese Pisa, la crisi del distretto richiede un intervento coordinato con la Regione Toscana che vada oltre le misure emergenziali. Tre le priorità indicate.

Prima priorità: un tavolo con i grandi committenti. I marchi internazionali che animano la domanda del distretto non cederanno facilmente la flessibilità che oggi rappresenta per loro un vantaggio competitivo. Ma la Regione può fare leva sui contratti di sviluppo e sugli strumenti FESR per incentivare chi si impegna su programmi pluriennali, creando le condizioni per una committenza più stabile e responsabile.

Seconda priorità: aggregazione tra imprese. Solo mettendo insieme capacità produttiva, le PMI conto-terziste possono rispondere a commesse significative, ridurre i costi e trattare da pari con i buyer internazionali. Reti d’impresa e consorzi devono essere sostenuti non solo con incentivi finanziari, ma con un accompagnamento gestionale strutturato.

Terza priorità: formazione. Investire sulle maestranze e sugli imprenditori per favorire percorsi reali di ricollocazione e sviluppare professionalità tecniche di filiera, con forte attenzione a sostenibilità e tracciabilità del prodotto: le due leve su cui si giocherà la competitività del distretto nei prossimi anni.

Un appello condiviso

La richiesta di un intervento regionale strutturale è condivisa dall’intera Commissione Bilaterale, frutto dell’accordo tra CGIL, CISL, UIL e CNA, Confartigianato e Casartigiani, a conferma che la preoccupazione attraversa in modo trasversale le organizzazioni datoriali e sindacali del territorio.

Il distretto della pelle e delle calzature pisane è un ecosistema costruito in decenni di competenze artigiane. Salvaguardarlo significa scegliere di investire sul futuro manifatturiero della Toscana.